il ponte tra la Puglia e l'Inghilterra

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Il dialetto tarentino: voce fra due mari

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Note

  1. “Il nuovo Campanini Carboni, il dizionario della lingua e civiltà latina”, Paravia, edizione 2007, pag.1835.
  2. Cfr.: Claudio De Cuia, Vocali e consonanti nel dialetto tarantino, ed elementi di grammatica, Mandese editore, dicembre 2003, pag. 65.
  3. Nel '44 nasce per iniziativa di Pier Paolo Pasolini e di altri suoi amici "Il Stroligut di cà da l'aga", ovvero "Il Lunario pubblicato al di qua dell'acqua" - cioè del fiume Tagliamento - una rivista che promuove la poetica di Pier Paolo Pasolini, rivolgendosi in dialetto al pubblico del paese, tenne a sottolineare l’asserzione riportata. Cfr.: http://paginecorsare.myblog.it/archive/2008/08/21/pasolini-e-la-poesia-dialettale-seconda-parte.html.
  4. Il reverendo aristocratico padre Domenico Ludovico De Vincentis registrò nel suo “Vocabolario del dialetto tarantino,1872” i termini della parlata popolare del tempo, codificando altresì una grammatica essenziale della nostra genuina fonte discorsiva.
  5. Contenente, cioè, abbondanti contributi lessicali della lingua con cui si comunicava nella città-stato di Sparta. Non mancano, tuttavia, scampoli di siriaco, parlato ancora prima che giungesse Falanto. Cfr.: D.L. De Vincentis, op. cit., prefazione, pag. 5.
  6. Grazia e Michele Galante, Dizionario del dialetto di San Marco in Lamis, Levante editore, 2006, con prefazione di Tullio de Mauro, in: http://www.modugno.it/archivio/2006/02/dizionario_del.php.
  7. Claudio De Cuia,‘A Cummedie de Dande - Schena Editore – Fasano di Puglia, 1983.
  8. Claudio De Cuia, Vocali e consonanti nel dialetto Tarantino ed elementi di grammatica, Mandese Editore, Taranto, 2003.
  9. Nicola Gigante - Dizionario della Parlata Tarantina (Storico Critico Etimologico) – Mandese Editore, Taranto, 2002.
  10. Michele Pulpito, “… pe’ nu’ môre … e resuscete” , Provincia di Taranto, Giugno, 2004. “Cande tarandine” , Comune di Taranto, Giugno 2004.
  11. Domenico Cantore, Facjìdde, Scintille di poesia tarantina, Fumarola editore, Taranto, 2006.
  12. Enzo Risolvo, Storie e culacchie de storie, Scorpione editrice, Taranto, 2006. Egli è presidente dell’associazione culturale “Centro storico” di Taranto.
  13. Cfr.: Pasolini e la poesia dialettale, di Angela Molteni, (Casa Moretti, Cesenatico – Seminario del 7-8 marzo 2002), in: http://www.pasolini.net/poesia_dialettale.htm. Le 14 poesie dialettali di Pasolini furono pubblicate a spese proprie il 14 luglio del 1942 con il titolo “Poesie a Casarsa”, sfidando il regime fascista, che non tollerava i dialetti, considerati dannosi alla affermazione del nazionalismo assolutista.
  14. Nicola Gigante, op. cit., pag. 15
  15. Una raccolta di poesie anch’esse inerenti alla perduta amicizia e al profondo dolore sentito dal poeta a causa della improvvisa dipartita di A. Hallam.
  16. Bellissima accezione idiomatica carpita consensualmente per caso all’amico-maestro Claudio, mentre telefonicamente si parlava del più e del meno. In tale circostanza egli ebbe a spiegarmene il significato arcano.
  17. Cosimo Acquaviva, op. cit. nella bibliografia del presente lavoro, pag. 112.
  18. Tavoletta con maniglie mobili di ferro. Agitata ad arte dai “Perdoni” nel corso della processione dei Misteri durante la Settimana Santa, produce suoni secchi e ritmati, che devono sostituire l’uso delle campane delle chiese essendone vietato l’uso in quel periodo.
  19. N. Gigante, op. cit. nella bibliografia del presente lavoro, pag. 313.
  20. Ho appreso poi che esistono altre varietà di gobioni: cuggiùne de pètre (anche questi contribuiscono probabilmente alla definizione della espressione idiomatica), cuggiùne grivarùle (grivarùle = alga), cuggiùne muse russe, cuggiùne muzzariedde (muzze/muzzariedde? = monco/monconcino?), cuggiùne spia paréte (spia paréte = spia muro. Forse perché rimangono acquattati dietro qualche riparo immerso nell’acqua ad osservare i movimenti degli intrusi). Cfr.: http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_smf&Itemid=177&topic=2594.msg48771 . Il gobione era conosciuto e apprezzato sin dai tempi della Magna Grecia. Il poeta Archestrato di Gela (IV sec. a.C.) scrisse un inconsueto poemetto intitolato “Hedypatheia” (Poema del buongustaio). Un frammento illustra la bontà del piccolo pesce quando è fritto o cucinato secondo una ricetta qui di seguito riportata:
    Considera scadenti tutti i piccoli pesci da friggere, tranne quelli ateniesi; intendo riferirmi ai gonos [gobbioni], che gli Ionici chiamano bavosa; e accettali solo se pescati da poco nel mare della baia di Falero [in cui insisteva il porto principale di Atene nel V sec. a.C. prima che il Pireo lo soppiantasse per imponenza e importanza strategica] (...). Se tu desideri gustarli appieno devi, al contempo al mercato, acquistare delle urticanti anemoni di mare con tentacoli a foglia. Poi uniscili al pesce e rosola tutto in padella, dopo aver preparato una crema di verdure scelte per ricoprire il tutto.
    (285; b,c; op. cit. in: qui)

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