Breve sintesi storica e linguistica fino al XV secolo.
Sin dai tempi più antichi la Puglia è stata crocevia di popoli diversi, punto d’incontro e di scontro di genti provenienti dal Mar Ionio o Adriatico o per via terra dal nord. Queste presenze hanno lasciato testimonianze nella toponomastica, nei dialetti e nell’antroponimia (nomi, cognomi e soprannomi). Le vicende storiche si intrecciano con i fenomeni linguistici e i dialetti, che hanno carattere conservativo, evidenziano tracce delle popolazioni che si sono susseguite in una determinata zona. Si potrebbe scrivere la storia di una regione studiando gli strati linguistici presenti nei suoi dialetti. Ma poiché ogni zona, ogni piccolo centro ha un suo dialetto con proprie caratteristiche - a volte il dialetto varia secondo i quartieri di una stessa città, come accade a Taranto, secondo Gerhard Rohlfs, tra il dialetto parlato nel Borgo e a Piazza Fontana (tièmb∂, ciènd∂…..) e quello parlato in Via Garibaldi o nella Via di Mezzo (timb∂, cind∂…..) – per un’analisi di ampio raggio, però, bisogna cercare di cogliere soprattutto gli elementi comuni ai vari dialetti.
Le prime testimonianze umane (strumenti in pietra ritrovati sul Gargano) risalgono al Paleolitico inferiore,cioè a circa 350000 anni fa. Ma dobbiamo rivolgere lo sguardo a epoche a noi più vicine quando i ‘documenti’ diventano più chiari.
I Messapi, provenienti dalla sponda adriatica albanese, verso il III millennio a.C., si stanziarono nell’antico Salento e si estesero fino all’attuale provincia di Bari e di Foggia. Il messapico, testimoniato da oltre 300 iscrizioni dal VI al I secolo a.C., fu la lingua parlata dai Sallentini, dai Jápigi e dai Peucezi. Più a est incontriamo le popolazioni osco-umbre con i loro maggiori centri in Campania. Le iscrizioni osco-umbre pervenuteci sono più di 200 a partire dal IV sec. a.C., attestano una tradizione linguistica che si estende dal medio Adriatico (Ascoli Piceno, Teramo) fino allo stretto di Messina.
Alcuni toponimi ci rimandano al mondo messapico o preindoeuropeo:
Bari: in latino compare come Barium, la cui radice è ,però, riconducibile al tema messapico *baur-
‘casa,riposo’.
Brindisi: in latino Brundisium, riconducibile alla voce messapica *brendon- ‘cervo’, con allusione
alla forma del porto che ricorda la testa di un cervo.
Taranto: in greco Taras, in latino Tarentum, collegati al fiume Taras, Taro,che sfocia in mare
vicino alla città. Sono state proposte varie etimologie, ma forse la radice appartiene a uno strato preindoeuropeo,allo strato ‘mediterraneo’ di cui Tàranto ha mantenuto l’accento sulla prima sillaba.
Lecce: quando fu conquistata dai Romani (III sec. a.C.) , prese il nome di Lupiae. Era un’antica città
messapica col nome Sybar. Dalla forma medievale Lipiae (con pj › č ) deriva *Licce ›Lecce.
In grico appare come Luppiu.
A una radice preindoeuropea viene collegato il toponimo
Ugento (LE) e a una messapica Manduria (Ta).
Vengono considerate di origine osca Oria (BR), il fiume
Ofanto e – secondo Pellegrini e Rohlfs – Massafra (TA) per il nesso -fr -.
Ancora oggi i nostri dialetti risentono di un influsso osco-umbro: il passaggio di –nd-,-mb- a –nn- e –m m- :es.( mi riferisco sempre al Vocabolario dei dialetti salentini del Rohlfs) quando› quann∂, gamba › jamma…..
Nel secolo VIII – ma già tra i secoli XIX e XII c’erano state immigrazioni di genti egee – i Greci provenienti da Sparta e dalla Laconia, cominciarono a fondare, con una penetrazione continua e intensa in Sicilia e nell’Italia meridionale, colonie che divennero ben presto ricche e potenti. E proprio queste ricchezze attirarono le ostilità delle popolazioni vicine (Lucani e Bruzi) e la cupidigia di Roma, che, dopo aver sottomesso le popolazioni dell’Italia centrale, rivolse le sue attenzioni all’Italia meridionale e a Taranto, divenuta la più importante città della Magna Grecia. Con la conquista di Taranto (272 a.C.) e di Reggio (270 a.C.) tutta l’Italia peninsulare fu sotto il dominio di Roma che la riunificò culturalmente e linguisticamente. Taranto decadeva e Brindisi collegata a Roma dalla Via Appia, divenne il più importante porto della regione.
Con Augusto la Puglia fu la secunda Regio e fu chiamata Apulia et Calabria. Per Calabria allora si intendeva il Salento. Poi lentamente l’Impero Romano entrò in crisi e dopo alterne vicende si scisse in due organismi. L’Impero Romano d’Occidente cadde nel 476 d. C., quello d’Oriente sopravviverà per oltre mille anni. Questa divisione tra Impero Romano d’Occidente e Impero Romano d’Oriente è la conclusione storica di una opposizione spirituale che ancora oggi non è esaurita.
Dal III secolo in poi si andò sempre più diffondendo il Cristianesimo in Puglia come documentano le numerose sedi episcopali; i monaci benedettini fondarono numerosi monasteri, mentre la presenza anche di monaci basiliani è attestata dalle grotte cenobiche affrescate tra Bari e Taranto.
Dopo la divisione dell’Impero la pressione delle popolazioni germaniche ai confini divenne sempre più forte finché l’Impero d’Occidente crollò. Nel 489 arrivarono in Italia i Goti. Scoppiò una guerra sanguinosa con i Bizantini, che durò quasi 20 anni (535- 553).La Puglia fu teatro di guerra nelle ultime fasi del conflitto, devastata sia dai Goti che dai Bizantini. Alcuni anni dopo i Goti arrivarono i Longobardi (568). Occuparono la Lombardia , che da loro prese il nome, l’Emilia, la Toscana, l’Umbria (Ducato di Spoleto) e la Campania (Ducato di Benevento ). Penetrati nella Daunia fecero di Monte Sant’Angelo il loro santuario nazionale. Nel 774 il Regno longobardo cadde per opera di Carlo Magno. Rimasero indipendenti con alterne vicende il Ducato di Spoleto e quello di Benevento che con ampie infiltrazioni tentò di assoggettare la Puglia e tra il 674 e 678 i Longobardi di Benevento conquistarono Taranto e Brindisi che restarono sotto il loro dominio più o meno costantemente per circa 200 anni.
Nel secolo IX i Saraceni comparvero anche sulle coste dell’Italia meridionale. Nell’846 fu occupata Taranto, nell’847 Bari dove fu creato un emirato. Dopo la riconquista di Bari per opera dell’imperatore franco Ludovico II e dei Longobardi, tutta la Puglia rientrò lentamente nell’orbita della politica di Bisanzio per circa due secoli e Bari divenne capoluogo del
Thema di Langobardia (Puglia ).Solo la terra d’Otranto era stata ininterrottamente dal VI secolo sotto il dominio bizantino. Nel 1077 in Puglia subentrarono i Normanni, poi gli Svevi, gli Angioini (dal 1266) e gli Aragonesi (dal 1442). Qui ci fermiamo perché siamo entrati nell’epoca moderna.
Tutte queste vicende tumultuose e a volte caotiche, che ho cercato di riassumere molto sinteticamente, hanno lasciato tracce linguistiche.
La lingua greca delle colonie non si estinse mai, anzi il filone linguistico dovuto ai Greci della
Magna Grecia fu poi rafforzato dagli apporti altomedievali dei Bizantini. La
Magna Grecia, pur assorbita e politicamente distrutta dai Romani, continuò a sopravvivere linguisticamente ed etnicamente in ampie zone nell’estremo Mezzogiorno, in Calabria tra le montagne d’Aspromonte e nel Salento tra le città greche di Otranto e Gallipoli. Ancora oggi in nove comuni a sud di Lecce si parla un dialetto greco, il grico. Essi sono
Calimera, Castrignano dei Greci, Corigliano, Martano, Martignano, Sternatía, Zollino, Melpignano, Soleto. Essi costituiscono la Grecía Salentina un tempo molto più estesa. Nessun documento o tradizione ci permette di stabilire l’epoca in cui si formò. Alcuni studiosi ,tra i quali soprattutto G. Rohlfs, fanno risalire il dialetto greco, parlato in questi comuni, ai tempi della
Magna Grecia, altri, tra i quali O.Parlangeli e B. Spano, all’epoca medievale. L’illustre studioso tedesco basa la sua convinzione su alcune caratteristiche del
grico . Ne riferisco alcune:
- Nel grico non è conosciuto il tempo futuro, come anche nei dialetti italiani del Salento, invece lo conoscono i dialetti neogreci della Grecia: it.
domani andremo a Lecce; dial. crai sciamu a Lecce;
in grico: avri pame e` Lluppiu.
- La perdita dell’infinito dopo i verbi che esprimono volontà sia in grico che nei dialetti salentini: it.
voglio sentire; dial. ògghiu cu ssentu; grico:
tèlo na ‘kuso.
- Nel periodo ipotetico del tipo se avessi fame ,mangerei , in dialetto dicono ci tenía fame,mangiava, usando i verbi all’imperfetto indicativo; la stessa cosa accade in grico ma non in greco moderno.
Risalgono a epoca greca – ne menziono solo alcuni – i toponimi: Gallipoli (LE) ‘città bella’, Monopoli (BA) ‘città deserta’ (forse di epoca bizantina). Al di fuori dell’area grecanica: Camarda (tra Mesagne e San Donaci), Chiatamone (a sud di Otranto), Còrice (sulla riviera di Gallipoli), Potamisco (fiumicello a ovest di Taranto). Anche Otranto è oggetto di controversie; secondo alcuni studiosi risale all’età antica e rappresenta un ulteriore puntello a sostegno della continuità greca nel Salento.
La lingua di Roma, dal cui sermo vulgaris si svilupparono i dialetti italiani, ad eccezione delle ‘isole’ grecofani, fu profondamente diffusa in Puglia, come testimoniano anche i toponimi e i microtoponimi:
Foggia > lat. fovea ‘buca’, forse per riporvi frumento o raccogliere acqua.
Acquaviva delle fonti (BA) > lat. aqua.
Monte d’oro (Altamura, BA) > lat.aurum.
Correggia (Alberobello,TA) > lat.corrigium ‘striscia di terra’.
La Cupa (Putignano, BA) > lat. cupa ‘profondità’, come anche
Lama Cupa (Andria, BA),Via Cupa (TA),
La Cupina (Martina Franca, TA).
Grumo (BA) > lat. grumus ‘mucchio di terra’.
S.Pietro in Lama (LE) > lat. lama ‘terreno paludoso’,come anche
Lamalunga (Gravna, BA) .
Montemèsola (TA) >lat. mensola ‘tavola’, così anche
Mésola (S.Cassiano, LE).
Palo del Colle (BA) > lat. palus ‘palo’.
Valle la Petecchia (Gravina,BA) >lat. penta ‘parte scoscesa del colle’.
Corato (BA) >lat. quadratum ‘centuria quadrata dell’agro romano’, cosi anche
Quatrone (Spinazzola, BA).
Serra (Corato, BA) >lat. serra ‘sega .cresta di monte’, cosi anche
Sierritella (Spinazzola,BA).
Spinazzola (BA) > lat. spina ‘pianta spinosa’.
Terlizzi (BA) >lat. terra ‘possesso, argine, città’; dial.Terrizza (a.1241
Terlitium).
Trepuzzi (LE) >lat. puteus ‘pozzo’.
S .Giovanni Rotondo (FG), > lat. rotundus ’rotondo’. Prende il nome dalla Chiesa sorta su un tempio di forma rotonda dedicato a Giano.
Pezza Soprana (BA, a. 1025) > lat. supranus ‘che sta al sopra’.
e tanti altri.
Tra le popolazioni germaniche (Vandali, Goti, Longobardi….) che invasero la nostra penisola, i Longobardi ebbero notevole influsso su alcuni fenomeni linguistici. Essi incisero–secondo alcuni studiosi (Wartburg, Schiaffini, Terracini, Bonfante…., contrari Merlo e altri) – sulla dittongazione e forse sulla metafonia. Questi fenomeni si presentano con maggiore intensità là dove i Longobardi furono più stabilmente. Essi furono mediatori e diffusori di innovazioni linguistiche. Oronzo Parlangeli ha mostrato come nel Salento i fatti storici coincidano con quelli linguistici. Le zone del Salento rimaste costantemente in mano ai Bizantini mantengono caratteri prevalentemente conservativi (Otranto, Castro, Ugento, Alessano); Brindisi, Oria, e Nardò accolgono novità che arrivano attenuate nel Leccese; L’area di Bari e quella di Taranto sono aperte alle novità linguistiche: p.es. giungono fino a Bari, Taranto e Brindisi i fenomeni linguistici -mp- > -mb- ( campana >cambana), -nt- > -nd- ( dente > dend∂) , -nć- > nģ-(vince >venģe). Estranea a questi fenomeni è Otranto che fu ininterrottamente in mano ai Bizantini. Ai Longobardi si deve - secondo il Bonfante – il passaggio in molti dialetti di á ( tonica in sillaba aperta e quindi lunga in italiano ) > è ( come la pronunzierebbe l’attore Lino Banfi).Tale fenomeno giunge fino a Martina Franca (TA) e Bari e si spinge fino in Calabria.In periodo longobardo appare anche il passaggio di PL> KJ, es : lat. plus > it. più, dial. chiú; lat. pluit >it. piove, dial. chiov∂.
I Longobardi hanno lasciato tracce anche nella vita civile, nella persistenza di usi, consuetudini e leggi , come si evince dalla lettura dei documenti di quell’epoca e anche dei secoli seguenti. In un documento del 1004 a Taranto , in piena dominazione bizantina, un certo Giovanni costituisce in
morgincap ‘dono del mattino’ – come era usanza presso i Longobardi – la quarta parte dei suoi beni, anche futuri, quale dote per la moglie Argentia dal giorno seguente alle nozze “ante amicos et parentes nostros secundum ritus gentis nostre Langobardorum” (‘alla
presenza di amici e parenti nostri secondo l’usanza della nostra gente longobarda’) ; e 800 anni dopo a Brindisi (a. 1803) si seguiva nel matrimonio ancora il rito longobardo.Inoltre la vendita di un bene, per chi si riconosceva nelle usanze e costumi longobardi avveniva –come si evince sempre dagli atti notarili –
per fustem ‘per mezzo (della consegna) di uno stelo’ per indicarne l’immediato possesso.
Per fustem è un’espressione latina, ma affonda le sue radici nella spiritualità germanica. Questa usanza è attestata fino al 1750 a Fragagnano in provincia di Taranto.
La presenza longobarda è documentata anche da diversi toponimi,alcuni indicano un presidio o un insediamento,altri rispecchiano l’organizzazione amministrativa ed economica.
I nomi della masserie Scorcola, a nord della linea Taranto-Brindisi, La Scòrcora vicino ad Avetrana (TA) e i, a sud di Pulsano (TA) – situate lungo il litorale ionico a circa 2-3 Km dal mare, tutte in posizione strategica per poter controllare l’eventuale avvicinamento di truppe o navi bizantine – derivano dal termine germanico
*skulka- ‘pattuglia di esplorazione, posto di vedetta’,cfr.ingl. to
skulk ‘stare in agguato’.Il termine nel tardo Impero fu latinizzato in sculcare ‘esplorare’. Quelle postazioni furono create dai Goti, poi i Longobardi, quando giunsero in Italia, si appropriarono sia del termine che delle postazioni, che erano diffuse non solo in Puglia , ma su tutti i territori dove essi dimorarono. Invece al long. fara ‘insediamento di una comunità di viaggio’,cfr. ingl. to fare,(poco usato),‘viaggiare’ ‘fare esperienza’, ted. fahren
‘viaggiare, guidare (un’auto)’ si collegano numerosi toponimi: per la Puglia segnalo: Fara (presso Castel Nuovo della Daunia, FG), La Fara (presso Lesina, FG), Fara (presso il Lago di Varano), e Fara (presso Minervino Murge, BR); mentre Bosco di Galdo (Laterza, TA) bosco Gaudella (Gioia del Colle, BA) e altri di questo tipo, derivano dal termine longobardo *wald ‘bosco’. Anche nella toponomastica urbana è possibile trovare tracce longobarde. A Lecce ci sono i resti di un anfiteatro romano che viene chiamato li burlášci , il termine deriva da germ.*bera + *laika ‘orso + spazio’. La parola composta significa ‘luogo dove avvengono combattimenti di orsi’. In latino tale luogo si chiamava ursarium. Una volta giunti in Italia i Longobardi trasferirono il loro termine agli anfiteatri romani. A Lizzano (TA) nel 1324 è ancora menzionata la chiesa di Santa Maria dei Longobardi, mentre a Marina Franca (TA) esisteva fino a qualche decennio fa Via Lombardesi, ed esiste ancora il ring∂ < germ.*hrenga- ‘anello’ Né mancano toponimi che derivano da nomi propri, come è il caso di Gándoli (Leporano, TA), la cui base germanica è *gando- ‘verga magica, incantesimo, magia’.
Naturalmente sono presenti nei nostri dialetti anche vocaboli di origine gotica e soprattutto longobardi. Ne segnalo alcuni - seguendo il Rohlfs - riferendomi ai dialetti salentini che conosco meglio.
Sono di origine gotica:
- schèttu (LE) ‘semplice’, schèttu (BR) ‘schietto’, schitt∂ (TA), ‘solo’ < got.*slaíhts ‘piano, liscio’; cfr. ingl. slight ‘esile, leggero, debole’.
- rappa (LE) ‘grinza’, rappatu ‘raggrinzito’ (LE), ráppuli (LE,BR) ‘le grinze’ < got.*rappa ‘tigna, eruzione cutanea al ginocchio del cavallo’.
- attán∂ (TA,BR) ‘padre’ < got. atta. Il Pater noster gotico inizia con le parole Atta unsar.
- scarda (TA,LE,BR), šcarda (TA) ‘scheggia di pietra, di ferro o legno’< got. *scarda ‘tacca, intaccatura, graffiaura’.
- vrigghie (TA,BR) ‘briglia, briglie’ < got. *bridgil ‘redini, briglie’
E qualche altro termine.
Più numerosa la presenza di termini di origine longobarda; ne segnalo alcuni.
- arraffar∂, arraff∂ - arraff∂ (TA) ‘raccogliere con sveltezza e violenza’ < long. ad-*hraffon ‘strappare, prendere con forza e sveltezza’.
- chiasciùne (LE), chiasciòne (LE,TA), ‘lenzuolo’ < long.*blahjo- ‘lenzuolo’
- rastuccia (LE), restuccia (LE), ristòccia (TA,BR) ‘stoppia.campo di grano’ < long.*hrausta ‘intreccio di frasche,argine’.
- ròfa , ròffa, ròha (LE) ‘grosso spurgo’ < long. *hruf ‘crosta,sudiciume’.
- uffu (BR), uff∂ ( TA) ‘femore,osso lombare’ < long. *huf ‘anca’, quindi anche šciuffat∂ ‘storpio, zoppo’.
- rucculare (LE) ‘tubare dei piccioni; urlare’, rùcculo (LE,BR) ‘grande grido,strillo ,verso dei colombi’ < long. *ruk(k)jan ‘tubare’.
- scèrpule (TA.BR,LE) ‘masserizie,oggetti di poco valore’ < long.*skerpfa ‘suppellettile,corredo nunziale’.
- šchifu (TA), šchif∂ (piccola barca) < long. *skif ‘battello’
- sproccia (BR) ‘ramoscello secco’; ramo spinoso’ < long. *sproh ‘bastoncino , germoglio’.
- stuezz∂ (TA,BR,LE) ‘pezzo,pezzettino,tozzo’ < long.*stozza ‘pezzo staccato’.
- strunzu (LE), strunz∂ (TA,BR) < long. *strunz ‘sterco’.
- walano (TA , LE , BR) ‘bifolco, buttero, bovaro’ < long. *wald ‘bosco’ + anus.
- zizza (TA,BR) < long. *zizza ‘mammella’. Gotico o longobardo è ‘tetta’.
- zuccar∂ (TA) ‘rompere la pietra col piccone,cavare pezzi di pietra o di tufo per fabbricare’, zoccare (LE), zuccá (TA) < germ.* zukkjan ‘cavare,tirare fuori, estrarre’; cfr.ingl. tucken, ted.zücken ‘cavar fuori, estrarre’.
Anche l’antroponimia è legata alle vicende storiche di una regione. In questa breve sintesi non si tenterà di condurre un analisi sincronica o diacronica dei nomi e cognomi o la loro interpretazione ma si terrà presente la situazione attuale. Seguiremo i lavori del Rohlfs , maestro indiscutibile anche in questo campo.
Escludendo i nomi che hanno un’origine latina- la maggior parte –, noteremo che numerosi sono i nomi dei santi (Paolo,Francesco, Domenico,Giovanni, Antonio, Maria, Chiara….) dovuti all’influsso del Cristianesimo. Abbastanza estesa è la presenza degli antroponimi di origine greca. Sono di origine greca i cognomi con i seguenti suffissi :
- anò : Romanò, Spanò...
- èo : Cotronèo, Papalèo...
- itano :Locritano, Geracitano...
- oti : Liparoti...
- iti : Cassoniti, Politi...
- à : Laganà, Barilà
e altri come Crisafi, Bisanti, Magrì, Schirò
Non mancano nomi e cognomi di origine germanica (gotica longobarda, francone).
Vengono considerati di origine germanica quelli con i suffissi seguenti:
- aldo/-aldi: Rinaldo / Rinaldi,Grimaldi, Romualdi, Cataldo/Cataldi (sicuramente longobardo)…
- oldo/ -oldi: Bertoldo, Maroldi…
- ardo /-ardi: Bernardo, Berardi, Guizzardi….
- baldo /-baldi: Garibaldi, Tebaldo…
- berto /-berti: Alberto, Filiberto, Roberto, Umberto….
- fredo / -fredi: Alfredo, Monfredi, Goffredo….
- olfo /-olfi: Adinolfo, Gandolfo, Rodolfo….
- enghi: Albertenghi , Lambertenghi…
- mondo /-mondi: Raimondo /Raimondi…
Vengono considerati di origine normanna quelli in –iere come Gualtieri, Bertieri….
Pochissimi quelli di origine spagnola: Enriquez, Martinez, Lopez, Fernandez….
Per completare questo breve excursus si deve accennare ad altri gruppi etnici che per le vicende politiche dei loro paesi si spinsero sulle nostre coste.
Una presenza slava è attestata sin dal 926, quando un flotta di re Michele conquistò Siponto. Il Rohlfs ha individuato tracce di un filone slavo nella toponomastica (Lèsina,documentata già nel 1203 , e
Péschici documentata dal 1177) e nei dialetti del Gargano (ciurcia ‘bambino’;
jalilli o jalidde ‘piccola spiaggia’).
In due paesi della Capitanata, Faeto e Celle di San Vito, si parla un dialetto franco-provenzale, simile a quello che si parla nei dintorni di Lione. E’ dovuto ai Valdesi che si rifugiarono lì e in altre zone d’Italia, per sfuggire nel Quattrocento alle persecuzioni religiose in Francia.
Gruppi di Albanesi tra la fine del XV secolo e il 1530, dopo la morte del loro eroe nazionale Giorgio Castriota Scanderberg , per sfuggire alla dominazione turca si rifugiarono nel Tarantino, là dove si trovano Fragagnano, Monteiasi, Montemesola, Monteparano,Roccaforzata,San Crispieri, San Giorgio, San Martino ,San Marzano, Santa Maria della Camera (Albania Tarantina).Oggi solo a San Marzano sopravvive la lingua albanese che viene anche insegnata in una scuola media.
Infine, da notare che alla presenza araba in Puglia sono riconducibili alcuni vocaboli presenti nei nostri dialetti, come ad esempio:
- ciféca (TA, LE, BRI),‘vino di pessima qualità’.
- tafanar∂ (TA, LE, BRI), ‘sedere’.
- zambana (BRI), ‘zanzara’.
Abbreviazioni e segni convenzionali
a. = anno
germ. = germanico
got. = gotico
ingl. = inglese
it. = italiano
ted. = tedesco
BA = Bari e Provincia
BR = Brindisi e provincia
FG = Foggia e provincia
LE = Lecce e Provincia
TA = Taranto e provincia
* = indica un forma ricostruita o comunque non attestata.
∂ = indica un suono indistinto,muto semimuto come la e nella parola francese me.
> = passa a
< = deriva da
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