Oria, città medievale: sentinella tra due mari
Adagiata sulle ultime propaggini delle Murge (a 166 m. s.l.m.), sentinella tra i due mari della penisola Salentina, Mar Adriatico e Ionio, la città appare al visitatore (da qualsiasi direzione vi giunga) in una posizione dominante sul percorso dell’antica via Appia. Il suo incomparabile panorama, fatto di torri, cupole e case arroccate sulle colline, rivela subito la sua origine antica ed iI fascino proprio dei luoghi dove la storia ha scritto pagine importanti.
L'origine della città va collocata nel 11 millennio testimoniato sia da fonti letterarie che dai rinvenimenti archeologici. I Cretesi di Minosse, di ritorno da Camico (Agrigento) che avevano tentato di espugnare, naufragarono sulle coste ioniche e, non avendo possibilta’ di ritorno, fondarono Hyria, come ci testimonia Erodoto di Alicarnasso. Il nome della citta’ ha subito diversi cambiamenti fonetici nel corso del tempo dovuti alle varianti linguistiche dei popoli che vi abitarono. "Hyria" greca divenne "Orra" messapica, mentre Strabone la chiamo’ "Ouria" per poi divenire "Uria", "Iria” , nell'alto e basso medioevo fu indicata come "Oiria e "Orea".
Folklore e Traduzioni
Le tradizioni di Oria affondano le radici nel suo passato, con la sua storia piurimillenaria, con la nascita di riti, usanze e manifestazioni, basate sugli avvenimenti civili e religiosi di cui e’ stata protagonista. Visite di imperatori e regine, riti pagani sopravvissuti al cristianesimo, culti di Santi giunti dall'Oriente, credenze popolari sintesi di magia e religione, sono alcune delle componenti delle piu’ importanti tradizioni oritane. La prima di queste tradizioni è legata ai riti pasquali; dal primo giovedì di marzo scenni Cristu (scende Cristo).
Ogni settimana, al pomeriggio di quel giorno, centinaia di persone si radunano in via Castello ed in Piazza Cattedrale in attesa della scinnuta. Una folla coloratissima e sciamante che, d'incanto zittisce, quando la bianca bara settecentesca con la statua del Cristo morto, protetta da un baldacchino fiorito, appare sul portone dell'antico convento di S.Benedetto. Cristo comincia a "scendere" (iI percorso in ripida discesa spiega l'espressione) verso la Basilica per rimanervi esposto fino al venerdì. Sono poche centinaia di metri da percorrere, ma la suggestione dei luoghi, iI silenzio, rotto solo dai rumori sordi di trenuli (aggeggi di legno che producono rumore attraverso meccanismi dentati), manovrati abilmente e ritmicamente dai bambini, creano un coinvolgimento emotivo totale e consapevole che dura finché la bara del Cristo, attraversata la sempre ventosa Piazza Cattedrale, non scompare nella porta maggiore della Basilica.
Il Giovedì Santo, dopo iI tramonto, inizia iI pellegrinaggio alle sette chiese di Oria per visitare i sepolcri (gli altari della reposizione, fastosamente addobbati ed illuminati, decorati con i simbolici piatti del grano) dove ancora si possono ascoltare dagli anziani antiche nenie.
Nel frattempo forni e pasticcerie hanno il loro gran da fare per preparare i dolci pasquali: “lu picurieddu” che le ragazze regalano a lu zitu (il fidanzato) e li scarpetti per iI pranzo domenicale, frisi e puddichi cu I'ovu per l'assuta ti pascaredda (la gita di Pasquetta). A primavera inoltrata ha inizio un'altra grande tradizione della Chiesa oritana: quella delle Perdonanze. L'uso antico di ricorrere al pellegrinaggio per ottenere indulgenze è legato al Santuario di S.Cosimo alla Macchia, in cui si venerano i Santi Medici Anargiri Cosma e Damiano. Dopo la visita al Santuario, muniti dei tradizionali nastri (fettucce colorate che si leganoal braccio o al polso) tutti si riversano in città per partecipare alla festa. La Basilica, dove sono esposte le sacre reliquie, si affolla di fedeli che si contendono l'onore di portare a spalla i simulacri dei Santi. Le statue dei 5 fratelli martiri Cosma, Damiano, Antimo, Eupreprio e Leonzio, sono accompagnate da quella di S.Barsanofio Abate, anch’egli grande taumaturgo e patrono della città.
Il mese di agosto è caratterizzato dal Torneo dei Rioni, la cui preparazione inizia nei mesi invernali, si intensifica in primavera per esplodere il secondo sabato e domenica di agosto. I quattro rioni della città, Castello, Judea, Lama e S.Basilio, lavorano tutto l'anno per mostrare poi la propria forza nella scelta degli atleti, nella bellezza delle dame, nella efficacia degli addobbi. Le vie cittadine vengono addobbate di bandiere e drappi con in colori di ogni rione, Piazza Manfredi fa da sfondo al trono imperiale, il campo del torneo diviene un accampamento di cavalieri pronti per la giostra e tutta la citta’ si muove freneticamente in attesa dell'avvenimento. Nel pomeriggio di sabato si svolge il corteo medievale, quattrocento comparse fanno rivivere i momenti storici di Federico II con un’ atmosfera talmente carica di suggestioni medievali che sembra d'essere davvero tornati indietro nel tempo. Finalmente arriva iI pomeriggio della domenica e già dalle prime ore, migliaia di turisti, affollano il campo attendendo con ansia che le gare abbiano inizio.
La grande Festa Patronale di S.Barsanofio Abate (il 29 ed iI 30 agosto) chiude la stagione estiva con complessi bandistici, luminarie e spettacolari fuochi d'artificio.
Il Castello Svevo
Il Castello Svevo, di eccezionale valore difensivo, fu una fortezza inespugnabile, caposaldo delle fortificazioni salentine, e nei suoi nove secoli di vita, fu sosta di re, principi e cavalieri crociati, dimora di marchesi e baroni. Vi soggiornarono, tra gli altri, Maria d'Enghien e Ladislao, re di Napoli; Isabella di Chiaromonte, Ferrante d'Aragona e Alfonso d'Aragona; in tempi piu recenti, i Re d'ltalia, alcuni principi di Casa Savoia e la principessa Margareth d'lnghilterra. Ebbe visitatori illustri come l’imperatore di Germania Guglielmo II, il Bourget, il Cardinale Tisserant, etc.
Progettato forse dallo stesso Federico II nel 1225, quando dimorò in Oria per attendere la sposa, Jolanda di Gerusalemme, il castello fu iniziato nel 1227, e fu portato a termine nel 1233.
Ha una forma vagamente triangolare con iI vertice rivolto a Nord e la base a Sud. Mentre le cortine laterali, sorgendo su pendii molto scoscesi, si dimostrarono subito un'ottima difesa naturale, il lato meridionale ebbe bisogno di un potenziamento piu’ massiccio con le successive torri cilindriche, un fossato con relativo ponte levatoio.
Nei giomi di foschia, invece, quando le nubi incombono basse e minacciose sul maniero, la storia si ammanta di leggenda che narra che durante la costruzione delle mura cittadine o del castello secondo altre versioni, le mura crollavano continuamente, dunque si consultò l'oracolo che emise un "verdetto": perchè le mura non crollassero più serviva il sangue di un innocente; fu cosi rapita una fanciulla e sepolta o sacrificata sulle prime pietre delle mura, che così non crollarono più. Quando la madre della fanciulla sacrificata scoprì la morte della figlia imprecò contro Oria urlando: “possa tu fumare Oria, come fuma il mio cuore disperato”. Ed è cosi che ritornano alla mente le parole della vecchia nenia: “A Oria fumosa, ccitera 'na carosa; ca pi quant'era piccinna, si la mintera an'poscia!” (a Oria fumosa uccisero una fanciulla; era tanto piccola che la tennero in tasca!). E guardando da lontano iI suo brumoso panorama, ben a ragione, i salentini esclamano: “Oria fuma, Francaidda uardae Manduria faci la uardia!” ( Oria fuma, Francavilla guarda e Manduria fa la sentinella).
Per maggiori informazioni visitare il sito ufficiale http://www.comune.oria.br.it/
* Tutte le immagini appartengono all’autrice salvo diversa indicazione


